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Il silenzio del Corriere della Sera

punto interrogativoPerché una testata del valore del Corriere della Sera ha continuato per  giorni a negare alla Fiadda il diritto di replica al complesso articolo"Parlare con i segni ora è una lingua" del professor Massimo Piattelli Palmarini docente presso il  Dipartimento di Scienze Cognitive dell'Università di Tucson (Arizona), pubblicato sulla pagina Cultura del 26 settembre 2011? In questo articolo si sostengono tesi, secondo la Fiadda,  poco condivisibili e per certi versi anacronistiche, come ad esempio, il titolo e l’affermazione:”gli scienziati contro un testo di legge che trascura il carattere identitario dell’idioma usato dai sordi”.

Non si comprende tanta reticenza a pubblicare un testo di sole 1499 battute. Ben poche in verità per esprimere un diverso parere sulle tesi in esso sostenute, ma questo poteva essere lo spazio concesso alla Fiadda dal Corriere. Quando si ignora volutamente la realtà di tante persone coinvolte, direttamente o indirettamente, non si fa buona informazione, non si esplicitano comportamenti democratici e non si fa Cultura, nonostante il nome della pagina e della Redazione afferente.

Si prende atto infine del lavoro svolto  dalla XII Commissione Affari Sociali, che ha ascoltato e valutato i diversi parere in numerose audizioni, approfondito e dibattuto lungamente prima di decidere ed approvare il testo base della proposta di legge C.4207, sicuramente la più avanzata finora scritta dal legislatore. 

 

Lettera indirizzata al Corriere della Sera. Roma, 30 settembre 2011

(Per “Idee. E. Opinioni”.- 1.499 battute)

L’articolo di Piattelli Palmarini, apparso sulla pagina Cultura del 26 settembre, celebra la lingua dei segni e riferendola alle persone sorde ne esalta la natura ed il carattere identitario. Richiama i lunghi studi di ricercatori udenti, che hanno determinato l’attuale pervasiva proliferazione ed istituzione di corsi di lingua dei segni e il continuo finanziamento della ricerca scientifica correlata, avalla il principio che attribuisce l’appartenenza alla comunità, cultura e minoranza sorda, imponendola per legge a tutte le persone sorde. E’ una visione della sordità anacronistica, parziale, diseducativa per il lettore, discriminante per le persone sorde oraliste. La FIADDA sostiene che la piena partecipazione alla vita collettiva si attua promuovendo le condizioni di vita indipendente e inclusiva, secondo la ratio della Convenzione ONU. Riconosce che la XII Commissione della Camera abbia approfondito  questi temi e proposto soluzioni (PdL C.4207), molto avanzate e anteponendo l’acquisizione della lingua verbale alla stregua del diritto primario alla parola, stigmatizza l’importanza della diagnosi precoce, degli interventi abilitativi e dell’importanza delle innovazioni tecnologiche, mentre il testo licenziato dal Senato era tutto incentrato sul riconoscimento lis. Lo screening uditivo neonatale è un diritto imprescindibile per tutti i bambini nati sordi, ma oggi in Italia il 39,7% ancora non ne fruisce, solo nove Regioni hanno previsto Piani per la Sordità e Prevenzione.

 

Il Presidente Nazionale Fiadda

Antonio Cotura

 

 


 

 

Di seguito pubblichiamo la lettera inviata al Corriere della Sera dal Consigliere Nazionale della Fiadda Emilia Tinelli Bonadonna 

 

II 26 settembre il Corriere della Sera pubblica sulla pagina Cultura l'articolo "Parlare con i segni ora è una lingua" con la firma prestigiosa del professor Massimo Piattelli Palmarini del Dipartimento di Scienze Cognitive dell'Università di Tucson (Arizona). II professore prende posizione a favore della lingua dei segni e di chi sostiene che il Pdl C. 4207, attualmente all'esame della Camera dei Deputati, sia "in contrasto con la Convenzione dell'Onu sui diritti delle persone con disabilità poiché ignora la natura identitaria della Lis e la riduce al puro strumento di supporto dei sordi". 

Dal punto di vista teorico niente da eccepire sulla rassegna fatta dall'autore dei diversi studiosi da lui consultati. E' tuttavia non solo discutibile, ma direi grave, che il Corriere della Sera sottotitoli "Gli scienziati contro un testo di legge che trascura il carattere identitario dell’idioma usato dai sordi", trattandosi solo di quelli consultati dall'autore. Né l'autore, nè il Corriere nella striscia informativa, fanno cenno agli argomenti per i quali il comitato ristretto della Commissione Affari Sociali della Camera ha ribaltato il testo del Pdl approvato dal Senato. Il comitato infatti ha accolto il punto di vista di Primari ed Ordinari di Audiologia e O.R.L. (quindi di altri scienziati, diversi dai neurolinguisti) e di associazioni di genitori e di persone sorde che non usano la lingua dei segni.

Non vogliamo qui mettere in discussione se la LIS sia o no una lingua, nè l'interesse scientifico dei neurolinguisti sulla potenzialità comunicativa ed espressiva di gesti codificati come quelli in uso in gruppi (comunità?) di sordi. Quello che è discutibile è l'opportunità di destinare alla Lis fondi per una ricerca scientifica volta a consolidare un linguaggio che in Italia ha sì i dizionari realizzati dai gruppi di ricercatori diretti da Virginia Volterra, ma di fatto è conosciuto solo da un numero ristretto di persone sorde. La maggior parte dei sordi che aderiscono all'ENS e ad altre associazioni di sordi adulti segnanti (quelli stessi che per anni si sono battuti contro l'abolizione del termine "sordomuto") utilizzano un linguaggio noto solo nell'ambito del gruppo ristretto che frequentano. La stessa Virginia Volterra parla di "inizio di un primo processo di standardizzazione della lingua" che verrebbe interrotto se diminuissero i finanziamenti per portare avanti la ricerca e la promozione della LIS in Italia. Possiamo capire l'interesse suo e di tutto il suo gruppo del CNR a portare avanti studi a cui hanno dedicato anni di lavoro, ma promuovere oggi la lingua dei segni è veramente nell'interesse delle persone sorde?

I progressi della medicina e della tecnologia e delle stesse scienze cognitive, di cui Piattelli Palmarini è prestigioso esponente, consentono oggi di ridurre il danno uditivo e l'acquisizione del linguaggio parlato, sia in produzione che in comprensione, alla stragrande maggioranza dei bambini che nascono sordi o lo diventano nella prima infanzia. Giustamente quindi il nuovo testo approvato dalla Commissione della Camera dà priorità agli interventi sanitari e riabilitativi che consentono la riduzione del deficit, nel rispetto quindi della Convenzione ONU e della nostra Legge 104 che impongono innanzitutto gli interventi volti a ridurre i deficit e quindi le disabilità che ne conseguono. Sul valore identitario che avrebbe la lingua dei segni, mi limito a citare quanto scritto dal prof. Giuseppe Gitti in un articolo pubblicato dal Redattore Sociale del 4/10/2011: "In una società civile è difficile sostenere che un gruppo di persone possano auto determinarsi, possano decidere di costituirsi in minoranza linguistica in base ad un deficit, a una difficoltà a raggiungere determinati obbiettivi. Sarebbe il riconoscimento della mancanza di solidarietà, del diritto/dovere all'inclusione e un precedente per l'autodeterminazione per altri gruppi".

 

Emilia Tinelli di Gorla Bonadonna

Consigliere Nazionale Fiadda onlus


(tag fiadda) 13/10/2011
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