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Ripensare “Mi riguarda, c'è una persona sorda” Due mesi dopo: lo stesso entusiasmo, una diversa chiave di lettura

di Valeria Cotura (Fiadda Roma Onlus)

 

Sono trascorsi due mesi da quando l’associazione FIADDA onlus (Famiglie Italiane Associate per la Difesa dei Diritti degli Audiolesi) ha organizzato l’evento “Mi riguarda, c’è una persona sorda”.

Aldilà dell’entusiasmo dei partecipanti e della soddisfazione degli organizzatori, è tempo di bilanci ponderati e riflessioni più approfondite sulle quattro giornate che dal 1 al 4 settembre scorso hanno richiamato a Roma giovani, di cui ben cinquanta sordi, con un’età compresa tra quindici e trentacinque anni, provenienti da più parti di Italia, da Sud a Nord.

L’evento, nato su sollecitazione di FiaddaLab e realizzato grazie alla volontà ed al sostegno del Presidente e dell’intero Consiglio Direttivo, ha affrontato diverse tematiche care ai partecipanti e ha visto anche momenti di svago, con uscite culturali e turistiche, cene in luoghi caratteristici, in un’atmosfera suggestiva ed unica come solo Roma può offrire.

FiaddaLab è un gruppo operativo di giovani Soci, nato all’interno di Fiadda, un laboratorio, un incubatore che fermenta e crea, un luogo simbolico in cui si incontrano vecchio e nuovo, dove si apprende, ci si forma, ci si responsabilizza e si inventano strumenti originali da mettere a disposizione dell’Associazione e per rispondere alle sue esigenze comunicative. Un gruppo solido, che ha lavorato duramente per permettere lo svolgimento della manifestazione.

Il clima che ha animato i quattro giorni e che ancora oggi si respira in tutta la Fiadda è di freschezza, entusiasmo, soddisfazione e le parole, le emozioni, i racconti di vita e di esperienze non sono ricordi, ma presenze reali e vivide, che vanno ancor più coltivate per valorizzare la partecipazione di tutti e l’impegno profuso da FiaddaLab, che intanto sta continuando a lavorare con pazienza certosina per valutare quanto realizzato in quei giorni, riflettere sui materiali raccolti, ponderarne effetti e conseguenze, darne la meritata cassa di risonanza all’interno ed all’esterno dell’Associazione.

FiaddaLab ritiene che, oltre alla soddisfazione dei partecipanti presente sui social, in particolare su un hashtag #fiaddamoment, l’intera FIADDA, dal Presidente Cotura al Consiglio Direttivo, dalle singole famiglie ai Presidenti delle diverse Sezioni, debba ritenersi pienamente gratificata dalla riuscita dell’evento e dal suo valore in senso morale ed educativo: si è trattato di una crescita umana ed associativa, di un “investimento” di cui è valsa la pena, di una formazione “sui generis”, che si chiede di poter replicare a breve.

L’opportunità di “Mettere ordine in una materia complessa e confusa per individuare tutti insieme le azioni giuste a favorire l’inclusione, la condivisione e la partecipazione, mettendo in chiaro che con queste tre parole non ci si trova in presenza solo di diritti, ma anche di doveri”, è stata  condivisa e realizzata, anche se pochi giorni non hanno consentito di affrontare ed approfondire i tanti argomenti di interesse generale, bensì di selezionarne solo alcuni, tenendo anche presente l’età del target.

 

L’evento si è svolto in due hotel della Capitale (Hotel Diana ed Una Hotel), ma ha avuto l’onore di essere anche ospitato presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università La Sapienza di Roma; la sottotitolazione in diretta l’ha reso interamente fruibile alle persone sorde, e non solo. Per quattro giorni l’infaticabile stenotipista Mirella Larosa, alla quale va il plauso ed il ringraziamento di tutta la Fiadda, ha offerto un servizio impeccabile e di gran livello.
L’iniziativa è stata aperta dal Presidente di Fiadda, Antonio Cotura, dalla Responsabile della Sezione romana, Emilia Del Fante, dal Prof. Bruno Gervasoni, dai Giovani di FiaddaLab, che ciascuno nel proprio ruolo, ne hanno illustrato genesi, motivazioni e significato.
La palla è poi rimbalzata ai partecipanti, che superato il primo momento di timidezza ed imbarazzo, si sono confrontati su percorsi ed esperienze di vita, interessi ed emozioni con tale naturalezza e spontaneità, da stupire ed emozionare il dottor Tommaso Romani, psicologo, che ha confessato di aver in parte sostituito il suo ruolo di facilitatore di gruppo con quello di ascoltatore.
Il Prof. Stefano Asperti, Preside di Lettere e Filosofia di La Sapienza, aprendo i lavori del 2 settembre, si è detto molto lieto di ospitare nella sua facoltà tanti giovani, soprattutto sordi per discutere di accessibilità e fruibilità, temi che l’Università ritiene fondamentali e per i quali auspica maggiore attenzione e impegno, anche con la collaborazione degli stessi studenti e delle Associazioni di riferimento. Bisogna investire nelle tecnologie più avanzate, utili a superare gli ostacoli, e in modo particolare, adottare un idoneo modello di riferimento culturale, che coinvolga docenti ed operatori e che sensibilizzi gli studenti “che potrebbero trovarsi in futuro come insegnanti a dovere affrontare realtà di questo tipo”.
Di istruzione ed inclusione hanno trattato il Prof. Gervasoni e il Dott. Raffaele Ciambrone della  Direzione Generale per lo Studente del MIUR. Il primo ripercorrendo le tappe che hanno “traghettato” i ragazzi sordi dagli Istituti Speciali alle scuole comuni. Il racconto di una storia oggi dimenticata, vissuta da protagonista e densa di passione che ha emozionato i presenti coinvolgendoli empaticamente. Ciambrone, elogiando l’impeccabile servizio di stenotipia, esempio di autentica progettazione universale, ha insistito, pur nelle sue criticità, sul modello inclusivo italiano della scuola, comparandolo con quello vigente in altri Paesi europei, dove a fronte di investimenti economici sostanziosi, gli alunni con disabilità frequentano esclusivamente classi speciali: inquietante il caso del Belgio dove gli alunni vengono inseriti in nove tipi di classi divisi per disabilità (autistici, sordi, ciechi ect) e dove paradossalmente chi ha il “privilegio” di stare fuori dalle classi speciali viene valutato in base a specifici test e diviso per gruppi di livello.
Nel pomeriggio l’Arch. Fabrizio Mezzalana ha discusso di accessibilità e progettazione universale con il pubblico presente dal quale è emerso l’impellente bisogno di partecipazione anche attraverso l’utilizzo di ausili tecnologici adeguati e sistemi digitali innovativi.

Particolarmente movimentata la giornata del 3 settembre, dalla visita guidata al secondo piano di Palazzo Massimo alle Terme, sperimentale in senso di accessibilità e fruibilità, al dibattito che ne è seguito, che ha evidenziato l’entusiasmo dei visitatori e al tempo stesso amarezza per la mancata totale immersione in un patrimonio artistico culturale così ricco a causa di criticità rilevate e per certi versi non molto attenti nei confronti delle persone sorde oraliste.
Con “Lo stigma negativo viene da lontano. Una storia poco conosciuta”, Giampiero Griffo, rappresentante italiano presso l’EDF (European Disability Forum), ha raccontato la storia delle persone con disabilità, da inesistenti ad escluse, da segregate ad inserite, da integrate ad incluse, attraverso un lungo percorso che ha portato all’affermazione dei diritti, all’autonomia ed all’indipendenza, suscitando nei ragazzi, interesse e tensioni emotive. Infine Carlo Giacobini ha affrontato problemi e questioni aperte del lavoro, ragionando su quali e quante siano per una persona con disabilità le reali opportunità di accedervi ed ancor più di essere inclusa in un contesto che non è certo dei più semplici. Tutto ciò in una visione estremamente raffinata e complessa come quella dell’applicazione degli ICF (Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità, della Salute) e della loro logica di  circolarità per cui funzioni e strutture corporee, fattori personali e quelli ambientali sono strettamente correlati ed  incidono ed influenzano la partecipazione di una persona nei diversi contesti umani, sociali e lavorativi.

I giovani sono stati gli assoluti  protagonisti dell’ultima giornata. Si è discusso, anche con la dirigenza Fiadda presente, dei temi trattati, evidenziando quelli sui quali si è concentrata l’attenzione e il bisogno di approfondimenti. Senza più timidezza, timori e falsi pudori, padroni del microfono, adolescenti e studenti universitari grintosi, giovani inoccupati o disoccupati inquieti ed esasperati hanno dato vita a dialoghi serrati, confronti vivaci, soprattutto spazio alle emozioni, alle voci di dentro, accompagnate persino da qualche lacrima.
Sono emersi la soddisfazione e il piacere dell’incontro, della conoscenza reciproca, di esserci come gruppo, certamente unito dalla condivisione della sordità, intesa come una delle caratteristiche che determinano la complessità di una persona, non certo come status, come segno positivo o stigma di una specifica comunità (i due termini definiscono due diversi punti di vista), a cui nessuno dei partecipanti sente di appartenere. Ed è emersa la volontà di CONTARE per affermare a gran voce una realtà diversa dallo stereotipo, dal pregiudizio, dalla disinformazione e dalle discriminazioni. E’ assurdo e stridente, eppure suscita meraviglia l’incontro di cinquanta persone sorde, riconoscibili da apparecchi acustici e da impianti cocleari, che parlano, cantano, fanno confusione; stupisce che nelle loro voci si colgano le flessioni tipiche dei luoghi di provenienza, se rispondano con disinvoltura a chi chiede informazioni per strada. Stupiscono, durante la colazione in un hotel, un folto gruppo di turisti americani per la scioltezza dell’eloquio e ancor più quando spiegano in inglese fluente la tipicità del modello inclusivo italiano, mentre colpisce l’attenzione e l’interesse per quello che dovrebbe essere normalità ed invece appare come un “fenomeno”. Gravi pregiudizi che determinano la domanda rituale ad un giovane sposa se il marito sia sordo o udente, piuttosto che incuriosirsi su altri aspetti.
Stereotipi ed immaginari che vanno superati con la forza della ragione e del buon senso, con la voglia di esserci, crescere, acquisire competenze, imparare a contare su se stessi per darsi un futuro dignitoso, per trovare le soluzioni capaci di migliorare la qualità della vita, diffondere il messaggio della propria autonomia e della garanzia di diritti, per richiamare l’attenzione sulle persone sorde che non comunicano anche per scelta personale e “confermazione” con la Lis, sconosciute o ignorate da un sistema che agisce solo ad una dimensione. Le stesse persone che pretendono di rendere visibile la loro invisibilità per ristabilire equilibro nell’informazione e restituire a se stesse rispetto e dignità.

Sostiene il Presidente Cotura che l’evento ha rappresentato e significato la realizzazione di una esperienza unica per la sua ricchezza, varietà e complessità  di interessi culturali e sociali. “La tensione ed intelligenza emotiva ed il carico di esperienze personali, di conoscenze e capacità che ciascuno dei partecipanti ha portato al confronto ed alla condivisione con gli altri hanno caratterizzato ogni singolo momento, ogni fase dell’incontro, ogni ipotesi di sviluppo futuro. Si è dunque trattato di un arricchimento costante, reciproco, nuovo, profondo, condiviso: nello stesso luogo e nello stesso momento. Molto si potrà fare per rendere questa esperienza per diversi  aspetti ripetibile, attesa ed ancora più ricca di significati. Con l’ottimismo della ragione, con la volontà dell’impegno solidale e naturalmente insieme”.

Il fermento che ha animato la nascita di FiaddaLab ha contagiato “civicamente” i giovani partecipanti di Mi riguarda. E’ motivo di soddisfazione per gli organizzatori ed incitamento per continuare la semina. Il cammino è lungo ed irto di ostacoli, sono forti però la grinta e la tenacia per andare avanti e non arrendersi.
Chissà che un giorno lontano non si possa volgere lo sguardo indietro, misurarsi con le proprie emozioni e poter dire come Bruno Gervasoni “….. mi rende contento sapere che ho navigato nell'Oceano della sordità per tanti anni, ho visto tante navi, velieri, incrociatori, difficoltà, tempeste, giornate di sole, mi sto riferendo alle persone, sto pensando a tutti i problemi che avevamo, la vita nell'Istituto, il non potere frequentare le scuole pubbliche, i ragazzi là segregati  che non potevano andare a giocare a pallone con gli altri. Sono stati anni di estrema lotta”.
Anche oggi si sta navigando in un Oceano di confusioni ed incertezze. Sono nuovamente anni di lotta. Coraggio, si vada avanti e si urli al mondo un nuovo messaggio.



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