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Un buon Isee al test dei territori

Che cosa cambia con il nuovo Isee? Se lo chiedono i tanti soggetti coinvolti nella riforma dell'Indicatore della situazione economica equivalente, che il Governo Letta ha approvato e il nuovo Esecutivo deve attuare. Vediamo

gli aspetti più importanti emersi sinora.

Fonte: ilsole24ore.it

 

 

Ascoltare e decidere

La riforma è stata progettata dall'ex viceministro al Welfare, Maria Cecilia Guerra (Pd), responsabile delle politiche sociali con Monti e Letta. Durante la sua elaborazione, Guerra si è confrontata con tutti gli attori coinvolti nel welfare - le associazioni interessate (a partire da quelle delle persone con disabilità e delle famiglie), le varie realtà del Terzo settore, le rappresentanze dei Comuni e delle Regioni, i sindacati - sulle diverse versioni via via formulate.

 

Alla fine il Governo si è assunto la responsabilità della formulazione definitiva. Sono stati così evitati tanto la diffusa prassi delle eterne consultazioni/confronti/tavoli, votata al fallimento perché qualche soggetto riesce sempre a far prevalere la propria contrarietà, quanto il rischio speculare, cioè quello di un decisionismo senza confronto con la società, destinato a produrre misure magari valide in teoria, ma condannate al fallimento nel mondo reale.

 

In alcuni punti il testo risente troppo della capacità di diversi soggetti di far sentire la propria voce più di altri e troppo poco dell'autonoma progettualità dell'Esecutivo. Ciò detto, il metodo scelto - l'ascolto di tutti accompagnato dalla capacità di decidere - è stato innovativo per gli interventi statali nel sociale e ha avuto esiti positivi. Bisogna riproporlo.

 

Una maggiore equità

La riforma rafforza la capacità dell'Isee di misurare le effettive condizioni economiche dei richiedenti e degli utenti di prestazioni sociali. Lo fa attraverso una considerazione più puntuale di "ciò che si ha", dando un peso maggiore al patrimonio e allargando l'insieme dei redditi computati, accompagnata da una migliore valutazione di "ciò che si spende" in base alla composizione del nucleo familiare (per esempio perché si hanno dei figli o un familiare con disabilità).

 

Benchè rimangano ancora imperfezioni, gli studi e le simulazioni compiute concordano nell'indicare come lo strumento sia ora in grado di cogliere le differenze tra le specifiche condizioni delle persone meglio che in passato. Ciò significa comprendere con più chiarezza dove si registrano situazioni di vulnerabilità, aiutando il decisore pubblico a sostenere chi ne ha effettivamente bisogno. Non a caso, il valore Isee diviene più favorevole per alcuni gruppi spesso in difficoltà, svantaggiati dalla precedente versione, come le famiglie giovani, i nuclei con tre o più figli, le persone con disabilità più grave e ridotte disponibilità economiche. Peraltro, nonostante il buon lavoro compiuto (non solo sull'Isee), che le è valsa la stima di gran parte degli addetti ai lavori, Guerra non è stata confermata nel nuovo Esecutivo.

 

L'equità non è gratis

Lo strumento dovrebbe essere introdotto in tutto il Paese entro metà giugno. Un crescente numero di operatori del settore solleva, però, perplessità sul percorso attuativo, riferite a: 1) complessità gestionale del nuovo Indicatore; 2) tempistica prevista; 3) notevole impegno richiesto agli enti coinvolti (innanzitutto i Comuni). I dubbi, dunque, non riguardano le finalità dell'Isee, condivise dai più, bensì il suo impiego quotidiano. Almeno nel contesto attuale, maggiore equità e semplificazione gestionale non sono due scopi raggiungibili congiuntamente: bisogna individuare una priorità. La scelta, giusta, di puntare sull'equità rende inevitabilmente l'Isee più impegnativo da gestire. Per cogliere meglio le reali condizioni delle persone, infatti, si debbono raccogliere ed esaminare più informazioni di prima.

 

Allo stesso modo, al fine di ridurre le numerose frodi compiute sinora viene molto ridotto lo spazio delle autodichiarazioni, ampiamente utilizzate a tal fine, a favore di interrogazioni coordinate degli archivi dell'Inps e dell'agenzia delle Entrate. Di nuovo, si tratta di una modalità complessa da mettere in atto, e gli esempi potrebbero continuare.

 

La sfida: supportare il territorio

Se sulla complessità dello strumento non è possibile agire, il Governo può assumere un ruolo fondamentale nel costruire condizioni che agevolino l'operatività dei soggetti impegnati nell'attuazione. È una sfida di rilievo, dato che il supporto del territorio rappresenta - da sempre - un'attività poco praticata dal livello centrale, scarsamente abituato a una funzione regolativa che vada oltre l'emanazione delle norme. Sono diversi gli aspetti nei quali lo Stato può intervenire.

 

Per prima cosa, deve provvedere nel modo più efficace possibile ai passaggi che in base alla legge gli competono, a partire dalla predisposizione di una banca dati coordinata tra Inps e agenzia delle Entrate. Rispetto alla tempistica, la mole di adempimenti necessari consiglia di definire subito una tabella di marcia più realistica, accompagnata dall'impegno a non cambiarla più. Diversamente, si rischia di ripercorrere un iter già visto (fonte di inevitabili tensioni): si tiene duro su quanto annunciato sino a poco prima della scadenza, quando le lamentele - sempre più forti - provenienti dal territorio spingono a un rinvio dell'ultimo minuto. Inoltre, lo Stato deve fornire le informazioni necessarie ai soggetti a vario titolo toccati dalla riforma, come peraltro Guerra si era impegnata a fare. Per i cittadini coinvolti (il 30% del totale) occorre prevedere un'ampia campagna che spieghi loro che cosa cambia, mentre gli enti locali devono ricevere le informazioni utili a calcolare criteri di accesso e rette con il nuovo strumento. Infine, bisogna garantire ai territori le competenze indispensabili ad affrontare un cambiamento di tale portata. Lo Stato potrebbe organizzare, insieme alle Regioni, momenti formativi e di accompagnamento.

 

Il significato politico

Il dibattito sull'attuazione degli interventi nel welfare non scalda certo gli animi al pari di quello sui princìpi. Eppure questa fase costituisce sempre, non solo per l'Isee, un terreno decisivo di confronto politico tra i riformisti e i conservatori. Questi ultimi, infatti, utilizzano le difficoltà operative segnalate dai tecnici per sostenere l'impossibilità di innovare il sistema, anche quando - come in questo caso - non possono che condividere l'obiettivo di cambiamento. Sta al Governo Renzi dimostrare che in Italia è possibile tradurre nella pratica quotidiana riforme ambiziose. 

 

L'INDICATORE AI RAGGI X

Caratteristiche e modalità d'utilizzo L'Indicatore della situazione economica equivalente (Isee) serve per valutare le condizioni economiche di chi richiede o riceve prestazioni e servizi sociali agevolati. Queste condizioni sono calcolate tenendo conto dei redditi dei componenti del nucleo familiare e del 20% del loro patrimonio. Il totale viene poi diviso per il numero dei componenti della famiglia (utilizzando la scala di equivalenza) È lo strumento di misurazione impiegato per determinare se un richiedente possa o meno ricevere un dato servizio (se ha l'Isee inferiore a una certa soglia) e/o la retta che deve eventualmente pagare per fruirne Viene utilizzato per molti interventi: sostegni economici alle famiglie in difficoltà (per esempio, Social Card e contributi monetari dei Comuni), servizi di pubblica utilità (come le agevolazioni per gas ed elettricità), nidi e scuola, servizi socio-sanitari per anziani non autosufficienti e persone con disabilità, università È stato introdotto nel 1998. Il Dpcm 159/2013 del Governo Letta lo riforma radicalmente: entrato in vigore l'8 febbraio scorso, da quel giorno scattano i 120 giorni dell'iter attuativo, entro i quali lo strumento dovrà essere impiegato in tutte le realtà interessate (metà giugno) 
di Cristiano Gori 

 

Per completezza di informazioni, leggi anche:

FAND e FISH e la vicenda ISEE

Il comunicato stampa della FISH onlus "L’ISEE che colpisce le pluriminorazioni "

Speziale: «Pronti a mobilitarci per modificare il nuovo Isee»


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