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Cultura accessibile: cresce l'offerta ma mancano i soldi. "tutto demandato alle associazioni"

Chiuso il progetto "Torino + cultura accessibile" che rende fruibile dai disabili sensoriali l'offerta culturale cittadina: a confronto ricercatori e operatori da Spagna e Inghilterra. Problemi di budget? "Per audiodescrizione e sottotitolazione l'1 per mille della spesa del film"

 

Fonte: superabile.it - Nonostante sia stato ampiamente riconosciuto anche dall'Onu, in Italia il diritto alla fruizione della cultura da parte delle persone disabili resta pressoché confinato nell'alveo delle buone intenzioni. Un esempio virtuoso, in questo senso, arriva da Torino, dove alcuni tra i principali operatori culturali cittadini, su impulso della fondazione Carlo Molo, hanno dato il via a "Torino + cultura accessibile", progetto che punta a fare del capoluogo sabaudo una "città pilota" per la fruizione della cultura da parte delle persone con deficit sensoriali. Partito a ottobre su impulso della fondazione Carlo Molo, il progetto ha lavorato sulla resa accessibile di un film (La mossa del pinguino, di Claudio Amendola) e di uno spettacolo teatrale ("Gl'innamorati" di Goldoni), replicato per ben sei volte dal 4 al 23 febbraio 2014. Di questa prima fase hanno beneficiato una novantina di persone, tra ciechi, ipovedenti, sordociechi, non udenti e afasici.

 

E ora - mentre alcuni tra i principali musei cittadini stanno attivando percorsi per non vedenti, grazie all'utilizzo di ausili tecnologici - la fondazione Carlo Molo ha voluto riunire i partecipanti al progetto per un confronto con un gruppo di ricercatori ed esperti provenienti da Spagna ed Inghilterra, riguardo alle linee d'intervento e allo stato della ricerca nei rispettivi paesi in materia di cultura accessibile. Dal qual confronto emerge, in primo luogo, come il maggiore ostacolo, in tempi di crisi economica diffusa, sia rappresentato dal reperimento dei fondi: in Italia più che altrove, purtroppo. "Il problema - spiega Maria Teresa Molo, presidente della fondazione Molo - è sempre lo stesso, trovare il denaro necessario: qui tutto è demandato all'iniziativa delle associazioni o di fondazioni come la nostra. Basta spostarsi negli Stati Uniti, invece, per trovare una situazione molto diversa: lì sono gli stessi sponsor a occuparsi della sottotitolazione e della resa accessibile, in cambio della visibilità del marchio. In Italia, ma anche in altri paesi europei, nessuno accetta ancora di fare qualcosa di simile, per un malriposto timore ad associare la propria immagine alla disabilità, quasi si trattasse di un tema deprimente, da tenere nascosto".

 

Dello stesso avviso è Federico Spoletti, di SubTi Access, società inglese presente anche in Italia, che ha collaborato a "Torino + cultura accessibile" con la sottotitolazione del film Amendola. "Quando si cerca di proporre la resa accessibile di contenuti per il cinema o la televisione - spiega Spoletti - ci si sente sempre rispondere che manca il budget; il che è ridicolo, perché i costo per realizzare audiodescrizione e sottotitolazione si aggirano attorno all'uno per mille della spesa complessiva del film. A tal proposito, basta considerare che per una fiction inglese quella spesa si aggira sulle 350 sterline l'ora, a fronte di un costo complessivo medio di 400mila sterline l'ora".

In Inghilterra, comunque, lo stato dell'arte in tema di accessibilità sembra ormai avanti anni luce rispetto al Belpaese: "Anche nel Regno Unito è mancata per anni una cultura dell'accessibilità" spiega Spoletti, che vive e lavora proprio a Londra. "Quella cultura però oggi è assolutamente viva e gode di ottima salute, grazie al lavoro non soltanto delle associazioni, ma anche dei produttori televisivi; i quali si sono resi conto che il pubblico dei disabili rappresenta una fetta non trascurabile del mercato, dal momento che le statistiche internazionali parlano di una media di un disabile sensoriale per ogni sei persone. Se si pensa che in Italia si conducono guerre per un punto di share, questo disinteresse nei confronti dell'accessibilità diventa quasi ridicolo".

 

E anche per quanto riguarda il cinema, in Inghilterra la cultura accessibile sembra godere di uno stato di salute migliore del nostro: a Torino, ad esempio, Pablo Romero Fresco, ricercatore dell'Università di Roehampton (Londra), ha presentato il progetto "Accessible FilmMaking", che sta cercando di diffondere tra le case cinematografiche inglesi l'abitudine di includere le voci di spesa per la resa accessibile nel calcolo iniziale dei costi di produzione dei film."Questo - spiega il ricercatore Pablo Romero Fresco, spagnolo trapiantato in Regno Unito - fa un'enorme differenza, perché includere quelle spese nel budget iniziale di una produzione significa potervi destinare un quantitativo di denaro sensibilmente maggiore. Oggi, in effetti, la tendenza è di occuparsene a lavorazione conclusa, con i soldi avanzati; che spesso sono molto pochi, il che implica che non sempre si riesca a rendere effettivamente accessibile un film. Per ora stiamo lavorando soprattutto con delle case di produzione indipendenti, ma in Regno Unito l'attenzione verso questo tema è grande, e contiamo di poterci espandere presto".

 

Non va altrettanto bene in Spagna, purtroppo, dove a mancare sono soprattutto i fondi pubblici. "Il nostro governo - spiega Pilar Orero dell'Università autonoma di Barcellona - non stanzia fondi per la ricerca e tassa addirittura le attività culturali al pari delle altre. Molti dei nostri vecchi progetti ora sono fermi per mancanza di denaro. Per ottenere finanziamenti, università come la nostra possono solo rivolgersi all'Unione europea, che ha dei fondi specificamente rivolti alla ricerca sull'accessibilità".

Grazie anche al lavoro della Orero, in effetti, l'Università di Barcellona ha ottenuto 4 milioni di euro per un progetto denominato Hbb, acronimo di Hybrid Broadband and Broadcast. "Il nostro studio - continua - è orientato all'uso degli smart media, in particolar modo degli apparecchi tv di recente introduzione: i quali, essendo collegati a internet, aprono un mondo di nuove possibilità: qualora una persona sorda, ad esempio, stia guardando un programma in tv con la famiglia, il nostro obiettivo è fargli ottenere automaticamente i sottotitoli sullo schermo del telefono, in modo da poterli gestire in totale autonomia. Lo stesso vale per un cieco che voglia ascoltare un'audiodescrizione: il sistema è adattabile a moltissime altre situazioni. Per fare un altro esempio, un ipovedente che guardi un programma straniero sottotitolato potrà usare il suo telefono o tablet per avere dei sottotitoli ingranditi; ma può valere anche per persone di diversa nazionalità che guardino uno stesso programma, magari una partita di calcio, e vogliano ascoltare la cronaca nella loro lingua".

 

A sentire la Orero, comunque, anche la ricerca italiana, in tema di accessibilità, è stata capace di conquistare finanziamenti per alcuni progetti ritenuti molto validi. "Proprio qui a Torino - spiega - c'è il Politecnico che è un vero centro d'eccellenza per questo tipo di studi: recentemente sono stati i loro ricercatori a mettere a punto un guanto che riesce a tradurre istantaneamente le diverse varianti della Lingua tattile dei segni, utilizzata dai sordociechi". E tra gli enti nazionali che hanno ottenuto finanziamenti figura anche la Rai, che ha ottenuto circa 100mila euro per curare la parte italiana del progetto europeo "Savas", che mira a una totale accessibilità dei contenuti trasmessi sul digitale terrestre. "In buona sostanza - spiega Raffaella Cocco, responsabile Rai per l'accessibilità - stiamo lavorando a una sistema di riconoscimento vocale automatico, che produce istantaneamente sottotitoli a partire dai contenuti vocali trasmessi dalla televisione. I test sono partiti proprio ieri, e il margine d'errore è incredibilmente basso"

(ams)

 


(tag regionale | cultura e tempo libero) 11/03/2014
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