Logo Fiadda.it


La Schengen della medicina

Il 4 dicembre il consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge sull’assistenza sanitaria transfrontaliera, ovvero sulla possibilità per i pazienti di scegliere liberamente dove farsi curare

all’interno dell’Unione europea.

 

Fonte: internazionale.it - La Schengen della sanità, come è stata definita la direttiva europea 2011/24, ha infatti l’obiettivo di definire una cornice giuridica per i diritti dei pazienti nell’accesso all’assistenza sanitaria in Europa. La norma non si applica ai servizi di assistenza di lunga durata, ai trapianti e ai programmi pubblici di vaccinazione e, soprattutto, vale solo per le strutture pubbliche o che operano per il pubblico.

La direttiva europea è formalmente valida già dal 25 ottobre, ma gli stati dell’Unione europea hanno avuto tre mesi di tempo, dal 4 settembre, per adeguarsi emettendo i necessari decreti legislativi.

 

L’assistenza sanitaria finora. Attualmente, all’interno dell’Unione europea si può già usufruire di servizi sanitari in uno stato diverso dal proprio. Questo vale in determinate situazioni, come un soggiorno temporaneo all’estero per lavoro o un trasferimento per cure mediche, o per particolari categorie di persone (turisti, studenti, lavoratori residenti e i loro famigliari, pensionati). Ma le norme sono state al centro di discussioni, soprattutto per quello che riguarda l’obbligo di autorizzazione preventiva e i rimborsi. La nuova direttiva, che affiancherà le norme già in vigore, è nata anche per risolvere queste questioni.

 

I punti chiave della nuova direttiva

  • Punti di contatto nazionali, indicati da ogni stato per l’assistenza sanitaria transfrontaliera. Questi punti di contatto devono fornire ai pazienti informazioni sui loro diritti e sui punti di contatto nazionali di altri stati europei, consultando le organizzazioni dei pazienti, le strutture che forniscono assistenza sanitaria e le assicurazioni sanitarie.
  • Autorizzazione preventiva, obbligatoria per l’assistenza che prevede il ricovero ospedaliero per almeno una notte, l’utilizzo di strutture o apparecchiature mediche altamente specializzate e costose, o l’intervento di un operatore sanitario che suscita dubbi su qualità e sicurezza.
  • Una prima domanda con la richiesta di autorizzazione dev’essere presentata alla propria Asl, che ha dieci giorni di tempo per concederla. In tal caso si procede all’inoltro vero e proprio della domanda di autorizzazione, in cui bisognerà fornire tutte le informazioni sulle terapie e il luogo in cui si vuole usufruire delle cure. La Asl ha poi trenta giorni, quindici se il caso è giudicato grave, per rispondere in modo definitivo. Se l’assistenza può essere fornita dal proprio paese entro limiti adeguati dal punto di vista clinico, l’autorizzazione può essere rifiutata.
  • Rimborso dei costi, che equivale all’importo che sarebbe stato rimborsato se l’assistenza fosse stata erogata sul territorio del paziente. I costi saranno anticipati dai pazienti stessi e rimborsati entro sessanta giorni.
  • Riconoscimento della validità delle prescrizioni mediche rilasciate in altri stati dell’Unione, se i medicinali prescritti sono autorizzati sul loro territorio.
  • Cooperazione tra gli stati dell’Unione europea, in particolare attraverso reti di riferimento europee che promuovano la mobilità degli esperti in Europa e l’accesso a cure altamente specializzate nei centri di eccellenza sparsi in tutta Europa.

Attualmente gli italiani che vanno all’estero per curarsi sono più numerosi dei pazienti che arrivano nel nostro paese, ricorda il Sole24ore. In euro, si parla di circa 75 milioni in uscita contro circa 50 milioni in entrata.


(tag Europa | diritti | accessibilità) 06/12/2013
Fiadda onlus | Via del Labaro 175 - 00188 Roma | tel/fax 06 45492150 | sms 331 9416873 | Codice Fiscale 95012690103
Sviluppatore: Luciano Ferraro - Area Privata