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Evitare i fondamentalismi nelle politiche per le persone con disabilità*

Massimo Toschi

Ha destato stupore la protesta di due associazioni di disabili che hanno occupato la sede della presidenza della Regione chiedendo ulteriori sostegni per il progetto “Vita Indipendente”.

Il presidente Rossi ha spiegato con chiarezza le scelte fatte dalla Toscana, pressoché uniche in Italia, per l’impegno finanziario e per la gestione del progetto da parte del territorio e delle zone sociosanitarie. Ad oggi sono circa 600 le persone coinvolte, per un impegno finanziario di 7 milioni di euro. Giustamente la Regione ha fatto uno sforzo ulteriore, per assicurare continuità ai progetti in corso.


Quanto è avvenuto pone però delle domande: la politica e le associazioni, per evitare frammentazione di interventi e corporativismi della pietà, possono dare ra- gione ai più combattivi, che non sempre sono quelli che navigano in maggiore difficoltà?
Le politiche per la disabilità devono mettere al primo posto, come dice la Costituzione, il diritto alla salute insieme al diritto allo studio e quello al lavoro. Se vogliamo davvero la vita indipendente, bisogna prima studiare e poi fare esperienze, in modo da acquisire competenze che ci permettano di inserirsi nella società.


Il primo mattone per la vita indipendente è quindi la scuola. Oggi in Toscana ci sono circa 10mila ragazzi disabili gravi e la Regione investe per loro un milione di euro. Loro hanno gli stessi diritti del progetto “Vita Indipendente”. E poi domando, a fronte di scarsità di risorse è giusto privilegiare qualcuno oppure è preferibile distribuire i sacrifici in modo equanime? Il secondo mattone è il lavoro. La Regione ha messo 7 milioni di euro per bandi nell’agricoltura sociale e nelle attività produttive. Ma servirebbero interventi ben più robusti sul piano finanziario, investendo sulle persone disabili e sui giovani disabili psichici per farli protagonisti della loro storia e non rinchiuderli nella prigione dell’assistenza.


La retorica delle formule — vita indipendente, non autosufficienza, dopo di noi — non sempre dà conto della complessità della vita di ciascuno. Io a un anno ero non autosufficiente, da disabile ho studiato e ho cercato la vita indipendente, ora a 68 anni sono diventato un anziano disabile, che tende a ritornare non autosufficiente. In realtà si cerca sempre la vita indipendente, per essere in relazione con tutti.


Se vogliamo ricomporre un paese ostaggio di corporazioni e di gruppi di potere, ripartiamo quindi dalle persone disabili, ma senza mettere gli uni contro gli altri, senza privilegiare alcuni rispetto ad altri. Costruendo, invece, un disegno che accolga e integri tutti, con priorità riconosciute e con scelte che sappiano unire e non dividere.
Se vogliamo vivere in un paese in cui diritti e doveri riguardino tutti e ciascuno, a partire dalle persone disabili, dobbiamo andare oltre i fondamentalismi sociali. Dobbiamo fare scelte coraggiose, che mettano al primo posto i più deboli e i più feriti. Di questo dobbiamo discutere tra tutti — associazioni, istituzioni, cittadini — senza scomuniche e senza rigidità che hanno l’unico effetto di impedire un dialogo vero, in cui si ascoltino le ragioni di tutti, senza penalizzare nessuno.

 

* Titolo orignale: Evitare i fondamentalismi nelle politiche per i disabili

 

Fonte: repubblica.it

 

 


MASSIMO TOSCHI, 
Consigliere del presidente della Regione Toscana per la difesa dei diritti delle persone disabili


(tag nazionale) 05/07/2013
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