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Riconoscmento della LIS: ecco cosa ne pensa la Fiadda

Pubblichiamo di seguito le tracce degli interventi della delegazione Fiadda esposti durante l'audizione presso la XII Commissione Affari Sociali della Camera nell’ambito della discussione sul DdL recante “Disposizioni per la promozione della piena partecipazione delle persone sorde alla vita collettiva e riconoscimento della lingua dei segni italiana” tenutasi il 24 maggio 2011.


La delegazione della Fiadda era composta da Antonio Cotura, Presidente Nazionale; Alessandra Fantini, Vice Presidente Nazionale; Anna Orato, Vice Presidente Nazionale; Valeria Cotura, Consigliere Fiadda Sezione di Roma.

 

 

 


 

Antonio Cotura

Presidente Nazionale Fiadda 

 

Ill.mo On. Presidente,

 

innanzi tutto desidero ringraziare Lei e gli Onorevoli Deputati della XII Commissione, per avere dato alla Fiadda l’opportunità di esplicitare il proprio punto di vista relativamente alle esaminande PdL C.4207 recanti “Disposizioni per la promozione della piena partecipazione delle persone sorde alla vita collettiva e riconoscimento della lingua dei segni italiana”.

Con estrema chiarezza si afferma che la Fiadda è contraria all’approvazione della suddetta proposta di legge così formulata, perché  essa reca elementi che non corrispondono all’attuale realtà delle problematiche legate alla sordità.

Non si esplicita chiaramente l’importanza ed il significato dell’acquisizione del linguaggio verbale da parte delle persone sorde e le reali possibilità che esse oggi hanno di vivere una vita autonoma, indipendente, inclusiva socialmente.

 Non viene data sufficiente attenzione all’attualità della sordità infantile, vista oggi dal mondo medico scientifico come un problema in via di risoluzione definitiva. Tutti riconoscono l’importanza della diagnosi precoce, quale elemento ineludibile per favorire l’apprendimento del linguaggio e lo sviluppo cognitivo, emotivo-affettivo e sociale del bambino sordo, eppure in Italia ancora nel 40 % dei casi non viene effettuata.

Si evidenzia inoltre che se venisse approvata così, la proposta di legge rappresenterebbe una violenta discriminazione verso la maggioranza delle persone sorde inscrivendole con forza di legge alla comunità sorda ed alla cultura sorda, contro la propria volontà e contro le proprie scelte di vita. Pertanto appare perfino difficile tentare di apportare semplici emendamenti a questa proposta di legge.

Alcune relazioni che hanno accompagnato i diversi disegni di legge proposti sono piene di inesattezze, o addirittura di sviste macroscopiche. Tra l’altro vi si legge che in Italia i sordi (e non le persone sorde) siano oltre 70.000 e  si attribuisce ad esse l’appartenenza ad una presunta comunità o minoranza linguistica non territoriale che dir si voglia, senza tener conto che la stragrande maggioranza di esse non si considera tale.

 La Fiadda ha naturalmente  molto apprezzato l’interesse che molti onorevoli deputati e senatori hanno espresso, in questi ultimi anni, verso le persone sorde e le problematiche della sordità.

Presentando numerosi DdL e PdL, si è riconosciuto che è necessario dare un nuovo impulso alle politiche di inclusione sociale delle persone sorde, anche alla luce della Convenzione Onu  sui Diritti delle Persone con disabilità, ratificata in Italia  con legge n.18/2009.

Tuttavia, per quanto encomiabile sia stato lo sforzo da parte dei parlamentari, appare una notevole eterogeneità ed imprecisione, perfino di ordine statistico, nelle varie proposte, la qual cosa oggi dovrebbe indurre a ridefinire e stigmatizzare bene gli ambiti di intervento per il rispetto di tutti i diritti umani e civili ed i principi di pari opportunità e non discriminazione e per superare alcune contraddizioni, quali ad esempio  quelle emerse dalla comparazione tra  art.1 (c.2 e c.3) e art.3. Infatti da un lato si fa riferimento ad una minoranza linguistica garantita costituzionalmente su tutto il territorio nazionale come previsto dall’art. 6 della Costituzione (la Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche) e dall’altro l’art 3 della proposta di legge C. 4207 che sostiene la clausola finanziaria secondo cui per lo Stato non sarebbe previsto alcun onere finanziario. Si tratta di una palese ambiguità perché tutti sanno che un diritto costituzionalmente garantito deve essere soddisfatto prescindendo dai vincoli di spesa e di bilancio. Inoltre l’art. 3 ignora completamente quanto previsto all’art. 1 spostando l’attenzione sull’assenza di oneri finanziari per quanto previsto ovviamente  all’art.2, laddove si parla di regolamenti.

 Durante il lungo iter del DdL al Senato, il testo ha subito molte variazione emendative nella vana ricerca di una formula che corrispondesse alle varie aspettative ed alla complessità del problema. Perfino il 16 marzo, giorno della approvazione definitiva da parte della 1^ Commissione Affari Costituzionali del Senato, è stato apportato un emendamento al comma 2 dell’art.1, al primo periodo, sopprimendo le seguenti parole: «come lingua non territoriale delle comunità dei sordi». Lasciando però inalterato il riferimento all’art.6 della Costituzione.

 

Da molti anni il Parlamento italiano sta tentando di promulgare una legge, relativa alla materia in oggetto, senza riuscire a trovare una formulazione che garantisca effettivamente i diritti di tutte le persone sorde. Infatti le posizioni delle due Associazioni Nazionali, che storicamente rappresentano le persone sorde e loro famiglie, la FIADDA di filosofia oralista, come da tradizione italiana, e l’ENS, che persegue e sostiene  l’apologia della lingua dei segni, nonostante si fosse giunti in un certo momento ad un livello accettabile di proposte, almeno parzialmente condivise, sono rimaste sostanzialmente ed inevitabilmente divergenti.

Purtroppo il DdL in oggetto, approvato in 1^ Commissione al Senato, mette la FIADDA nelle condizioni di denunziare che questo non sia il migliore fra i tanti fin qui trattati e che gli emendamenti apportativi in ultima battuta, invece di migliorare la correttezza formale e sostanziale del testo, abbiano finito di svilirlo ulteriormente di significato a tutto danno di una larga fetta di persone sorde, (promuovendo altresì l'acquisizione e l'uso da parte delle persone sorde della lingua orale e scritta, da perseguire anche attraverso l'impiego delle tecnologie disponibili per l'informazione e la comunicazione)

Mentre non si rivolge il dovuto riguardo ai prodigiosi ed avanzati successi in campo medico, riabilitativo, scientifico e tecnologico, con particolare riferimento alla chirurgia dell’impianto cocleare ed alla protesizzazione con apparecchi acustici digitali.

Si vuole ricordare infine che la Fiadda difende i diritti degli Audiolesi dai primi anni Settanta e lo fa proprio nel solco della tradizione oralista italiana; è stata iscritta, tra le prime Associazioni negli Albi Nazionali ministeriali e partecipa da sempre ufficialmente ai lavori di Organismi e Tavoli Istituzionali. Il Presidente Cotura è componente dell’Osservatorio Nazionale afferente alla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità con decreto di nomina del ministro Sacconi.

La FIADDA e la FISH, in coerenza con il dettato della citata Convenzione Onu, sono favorevoli a leggi che promuovano i diritti umani e civili di tutte le persone sorde e contestualmente valorizzino le risorse finanziarie e umane impiegate allo scopo, specialmente in questo difficile momento di generale crisi con un debito pubblico reale in aumento e tanti fattori emergenti preoccupanti.

Purtroppo il testo all’esame di codesta Commissione, così come trasmesso dal Senato, non può trovare l’approvazione della Fiadda.

La reale partecipazione alla vita collettiva, l’autonomia ed indipendenza da parte delle persone sorde, non può che passare oggi attraverso il più ampio recupero della capacità percettiva uditiva.

 


 

Anna Orato

Vice Presidente Fiadda

 

Egregi Onorevoli,


sono Anna Orato, Vice Presidente Nazionale della FIADDA.

Sono una pedagogista con alle spalle attività di consulenza alle scuole e formazione al personale docente ed alle figure professionali che si occupano di disabilità uditiva in ambito socio-assistenziale-educativo.

Inoltre rappresento una realtà esperienziale totalmente differente da quella che emerge nel DDL in oggetto; infatti ci sono, molte persone sorde e oraliste che, come me, hanno confermato con consapevolezza e determinazione la scelta delle proprie famiglie e hanno potuto fruire di modelli efficaci di inclusione scolastica valorizzandone, di fatto, le buone prassi. Esse sono decisamente contrarie all’idea di appartenere ad una presunta comunità sorda con una cultura e storie proprie. Le persone sorde oraliste sono la vera minoranza, poiché si confondono quotidianamente tra le persone, senza gli effetti coreografici, certamente affascinanti, delle mani che rendono visibile una disabilità sensoriale uditiva. Siamo seriamente preoccupati per l’evolversi di questo disegno di legge che rappresenterebbe una pericolosa omologazione ad una immagine della sordità impostata su una presunta lingua dei segni correlata ad una propria comunità con una propria cultura e storia. Essere una persona sorda oralista costa fatica e impegno: fatica non certamente nell’imparare a parlare poiché con gli attuali approcci protesici, educativo-abilitativi, in contesti facilitanti, si ottengono grandi risultati, ma nel dover difendersi dagli attacchi di omologazione collettiva, ed ora legislativa, che mi vorrebbero sorda segnante con una storia e cultura che non sono parte del mio bagaglio storico esperienziale.

In tutti questi anni ho sempre portato avanti un progetto di vita ambizioso, autonomo e indipendente, contro ogni pregiudizio, disinformazione, sfatando quel mito culturale che mi voleva dipendente da mediazioni linguistiche per esprimere liberamente le mie opinioni e il diritto a scegliere la mia vita.

L’attuale disegno di legge, così formulato, rischia di nascondere insidiosamente una discriminazione che lede la dignità di persona sorda oralista, alterando di fatto la garanzia di pari opportunità conquistate duramente senza favoritismi e senza doppiopesismi. Inoltre, così come stilato, rischierebbe di portarci indietro negli anni solo perché viene fornita una lettura stereotipata e falsata della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità. Esso finirebbe per discriminare le persone sorde oraliste in quanto imporrebbe l’appartenenza ad una ipotetica comunità di persone sorde, laddove un deficit viene portato alle estreme conseguenze e trasformato nell’unico elemento caratteristico di una persona sul quale si costruirebbe una realtà fondata su una lingua, supponendo che tale mezzo, da solo, basterebbe a garantire il diritto di cittadinanza e la piena partecipazione alla vita sociale, culturale e politica del Paese.

Nel disegno di legge, è pericolosamente assente la giusta portata della  lingua orale, la quale consente di poter comunicare liberamente con qualunque persona. Ciò determinerebbe un devastante impatto sociale di questo deficit, rendendo visibile il gap comunicativo linguistico e cognitivo della persona nata sorda.

Non ultimo, con l’approvazione di questa legge si annullerebbero di fatto le pari opportunità, si incentiverebbero le discriminazioni verso le persone sorde parlanti oralmente per le quali si avvierebbe una inarrestabile omologazione verso un handicap a vita.

Grazie per l’attenzione.

 

 


 

Valeria Cotura

Consigliere Fiadda Roma

 

Gentili Onorevoli,  Egregi Onorevoli,

 

vedo l'odierna audizione come un fatto molto positivo e democratico: a tutte le Associazioni viene data la possibilità di esprimere in uguale misura la propria posizione e nello stesso tempo alla Commissione viene offerta l'opportunità di arricchire conoscenze e competenze  in una materia così delicata e complessa.

Oltre a rivolgerVi il dovuto ringraziamento per l'invito alla Fiadda a questa audizione, non posso però fare a meno di esprimere il senso di disagio, di imbarazzo, di amarezza che provo nel soffermarmi a ripetere per l'ennesima volta delle cose che dovrebbero far parte del patrimonio culturale dell'Italia.

Ho solo venticinque anni eppure vengo da lontano. Sono almeno dodici  che ogni tanto torno a varcare le soglie dei Palazzi istituzionali (la prima volta si discuteva al Senato di Istituti atipici) per parlare dei diritti e dei bisogni delle persone sorde. Ho sempre esposto le mie opinioni in maniera decisa ma profondamente rispettosa di tutti coloro che vivono e pensano la sordità in maniera diversa dalla mia. All'inizio erano solo testimonianze, nel tempo si sono dotate di contenuti più sostanziali. Sono sempre stata ascoltata con attenzione, su di me sono stati posati sguardi incuriositi, meravigliati, ammirati, a volte mi sono sentita anche umiliata dai sorrisi che spesso vengono rivolti a tutti coloro che l'immaginario collettivo pensa debbano corrispondere ad uno specifico stereotipo per poi scoprire che non è così, ho ricevuto parole di apprezzamento, di ringraziamento, di attenzione, di rassicurazione.

Allora mi domando come mai le mie istanze, quelle di tante persone sorde, di tante famiglie, nonostante tanto impegno profuso negli anni, sono sempre cadute nel vuoto? Perché si è formulato un testo tutto piegato verso le richieste di una sola parte di persone sorde e non solo sorde? Pensate che siano in questo modo salvaguardati i principi di pari opportunità e non discriminazione?

In tutti questi anni ho sempre chiesto per le persone sorde diritti e mai privilegi, ho chiesto il rispetto di quelle leggi, sicuramente migliorabili ma già ottime, che, se adeguatamente applicate, consentirebbero realmente l'inclusione sociale, scolastica e lavorativa delle persone con disabilità in Italia e quindi anche di quelle sorde. Noi abbiamo un patrimonio unico ed inestimabile, perché dovremmo buttarlo via invece di valorizzarlo?

Prima ho detto che vengo da lontano. E' un'affermazione che recentemente mi capita di fare spesso, nel senso che il tracciato della mia vita di persona con disabilità è stato superato da un evento eccezionale accaduto molto prima che io nascessi. Infatti ricordo a chi ha scarsa memoria, che in Italia ormai tanti anni fa ci sono stati  genitori, operatori, persone handicappate, come si diceva allora, che hanno avuto il coraggio di combattere, stringere i pugni, abbattere il muro della vergogna, dell'ipocrisia e portare i ragazzi fuori dagli Istituti per affermare il loro diritto a vivere una vita, nonostante la loro diversità, tra tutti e con tutti.

Ho sempre ribadito che non posso far parte di nessuna comunità, che non sia quella civile, io esigo una comunità che accolga tutti in ugual misura, non di essere separata in una sorta di gabbia d'oro. E' fuori dal buon senso pensare che possa avere una mia specifica cultura solo perché sono sorda. Io non ho fratelli o sorelle sorde, rifiuto questo linguaggio enfatico e retorico, sono semplicemente una cittadina italiana, anche profondamente critica, che condivide con tutte le persone sorde, comprese quelle segnanti e con tutti gli altri cittadini italiani, il diritto ad una cittadinanza attiva e partecipata.

Oggi Voi vedete tra la delegazione della Fiadda la presenza di tre persone sorde su quattro, noi, come tante altre siamo costrette a batterci per la difesa di diritti troppo spesso negati. Lo facciamo nella vostra vita personale e quotidiana, ma anche volontariamente per conto dell'Associazione FIADDA, nella quale ci riconosciamo e nei cui quadri siamo state democraticamente elette, Anna Orato e Alessandra Fantini, come Vicepresidenti nazionali e Valeria Cotura come Consigliere della Sezione romana. Un'Associazione con una lunga quarantennale storia che ha come sua credenziale da sempre, dunque ancor prima della Ratifica della Convenzione ONU, l’impegno costante e appassionato per l’affermazione dei diritti, l'autonomia, l'autodeterminazione, l'indipendenza, l'inclusione sociale di tutte le persone con disabilità. Un’Associazione al suo nascere solo di famiglie, oggi, come vedete, anche di persone sorde. Vorremmo rappresentare il nostro disagio e quello di tante persone, di giovani e bambini.

Noi avremmo piacere che rifletteste  su questa proposta di legge che non garantisce i diritti di molte persone sorde: le esigenze del sordo oralista che usufruisce di servizi totalmente differenti dalla LIS, dall'interprete, dal senso di comunità da cui si distacca radicalmente, pur rispettando le scelte di chi desidera esserne parte. Potreste riflettere con noi, dal nostro punto di vista, sull'assurdità di un Parlamento che vorrebbe decidere di farci entrare per legge in una comunità nella quale non ci riconosciamo, e che nel contempo vorrebbe omologarci in un’immagine di persona sorda, diversa da quella che esprimiamo. Proprio noi che risultiamo due volte invisibili perché incluse e confuse tra i cittadini italiani, senza alcun segno esteriore e visibile che manifesti la nostra disabilità e l’esigenza di vivere in una società inclusiva. Invece intendiamo partecipare alla vita collettiva della società a pieno titolo, a pieno diritto.

Oggi in questa sala cade per le persone sorde una grande barriera culturale e della comunicazione. È attivo il servizio di stenotipia (come sempre mi sembra naturale rivolgere un ringraziamento alle stenotipiste per il loro prezioso contributo), che ci consente di seguire più o meno tutto quanto viene detto.

Ho utilizzato questo sistema per seguire alcune lezioni all'università: un paese civile e attento ai bisogni dei suoi cittadini dovrebbe far sì che questi strumenti per l'accessibilità fossero garantiti universalmente, invece che in forme puramente occasionali ed estemporanee. Inutile sottolineare quanto ne abbia beneficiato la mia preparazione e quanto abbia contribuito ad arricchirmi culturalmente. Purtroppo sia prima di laurearmi che ora che frequento il corso magistrale non riesco più a disporne, con tutti i disagi e le discriminazioni che ne derivano. In più di occasione mi è stato offerto il servizio di interpretariato, lascio a Voi le valutazioni sull'inopportunità di tale proposta, con tutto il rispetto e la stima, non mi stancherò mai di ripeterlo, per la professionalità e la competenza degli interpreti.

Per concludere mi permetto di far rilevare che in Italia si fa un enorme investimento per la formazione di interpreti Lis e quasi nessuno per formare personale specializzato in stenotipia computerizzata. Gli stenotipisti che sottotitolano in tempo reale sono soltanto poche decine, eppure grazie al loro intervento si creano le condizioni per consentire un elevato grado di accessibilità e fruibilità di tipo universalistico e non solo a favore delle persone sorde. In questo ambito e dal confronto di altri Paesi d'Europa e d'America, l'Italia appare significativamente indietro.

Cosi sarebbe auspicabile che si investisse ancor di più nell'innovazione tecnologica per consentire l'effettivo abbattimento delle barriere sensoriali e una reale partecipazione delle persone sorde in tutti i campi della vita collettiva, con particolar riferimento alla cultura.

Grazie per la Vostra attenzione.

 

 



(tag fiadda) 09/06/2011
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