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La legge anti-discriminazione è ancora poco utilizzata

Le disposizioni hanno già cinque anni, eppure le prime sentenze sono recenti


Corriere della Sera - Disabilità

MILANO- Il tribunale, accogliendo il ricorso di 30 genitori - sostenuti dalla Lega per i diritti delle persone con disabilità - contro il taglio delle ore di sostegno scolastico ai loro figli, aveva infatti ordinato all'amministrazione scolastica la "cessazione della condotta discriminatoria" e il ripristino delle ore di sostegno di cui i bambini usufruivano nell'anno scolastico 2009-2010. Aveva inoltre condannato le scuole a pagare alle parti ricorrenti le spese di lite.

La legge 67, non solo sancisce il diritto di chi vive una condizione di disabilità a non essere discriminato, ma va oltre: prevede, infatti, che il tribunale possa intimare la cessazione di un atto o di un comportamento che discrimina. E se le ordinanze dei giudici non sono rispettate, la normativa prevede che scatti il procedimento penale nei confronti della parte inadempiente. 
Chi ritiene di avere subito una discriminazione da un privato o dalla pubblica amministrazione può, dunque, presentare il ricorso presso la cancelleria del tribunale civile: al giudice si può chiedere anche il risarcimento del danno. Se dopo le opportune indagini il magistrato accerta la discriminazione, può ordinare la sua cessazione oppure, se è impossibile eliminarla con un singolo atto, prevede l'adozione di un piano di rimozione delle discriminazioni entro un termine stabilito. Per esempio, se il giudice accerta che una serie di stazioni ferroviarie non possono essere utilizzate da clienti disabili può decidere l'adozione di un piano che le modifichi.

Spiega l'avvocato Salvatore Nocera, vicepresidente nazionale della Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap: «La vera novità della legge è il riconoscimento di questa forma di discriminazione, che si ha quando una prassi, un provvedimento involontario o un comportamento in apparenza neutro mettono una persona disabile in una posizione di svantaggio rispetto agli altri». «Nel caso di Milano, - sottolinea l'avvocato Angelo Marra, autore di un volume dal titolo "Diritto e disability studies" (ed. Falzea) - secondo i giudici, i tagli contenuti nella legge Finanziaria non giustificano la riduzione delle ore di sostegno, perché pone i bimbi disabili in una condizione di diseguaglianza nei confronti dei compagni». Insomma, le ore di lezione o si tagliano a tutti o a nessuno. «Il giudice può inoltre stabilire che vada risarcito anche il danno biologico, psicologico o morale - sottolinea Nocera -. E può disporre che la sentenza sia pubblicata sui giornali». A volte, però, - fa notare il giurista Marra - determinati comportamenti, diventati prassi comune, non violano in modo palese i diritti dei disabili: io che mi muovo su una sedia a rotelle sono "discriminato" se una macchina parcheggiata davanti a una rampa m'impedisce di salire sul marciapiede? E se l'autista di un mezzo pubblico non si ferma per farmi salire con la mia carrozzina, è "discriminazione"? In questi casi, tanto frequenti, non è semplice nemmeno per un giudice stabilirlo».


Maria Giovanna Faiella


(tag nazionale) 07/06/2011
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