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Pdl n. 86 Regione Piemonte. Un vero pateracchio del Consiglio Regionale

esclusione

Il Consiglio Regionale del Piemonte ha disastrosamente approvato la pdl n. 86,  piuttosto che ritirala per riformularla in maniera condivisa e moderna, come continuamente e fino all’ultimo momento,  richiesto dalla FIADDA. Un vero pateracchio fra alcuni compari consiglieri che hanno evitato accuratamente di prendere coscienza dei reali  bisogni e dei diritti delle persone sorde oggi in Italia.

 

 

 

25 luglio 2012 - Ieri in tarda serata il Consiglio Regionale del Piemonte ha disastrosamente approvato la pdl n. 86, piuttosto che ritirala per riformularla in maniera condivisa e moderna, come continuamente e fino all’ultimo momento,  richiesto dalla FIADDA.

Un vero pateracchio fra alcuni compari consiglieri che hanno evitato accuratamente di prendere coscienza dei reali  bisogni e dei diritti delle persone sorde oggi in Italia.

Una Lega Nord piccola piccola, guidata dal capogruppo Carossa ancora più piccolo, succube di due vice capo gruppi  Montarulo (PdL) e Lepri (PD) distintosi con enunciati ed epiteti di una rara ignoranza ed arretratezza culturale, ha consentito l’approvazione della nuova legge intitolata “Disposizioni per la promozione del riconoscimento della lingua dei segni italiana e per la piena partecipazione delle persone sorde alla vita collettiva” che richiama pregiudizialmente l’art.6 della Costituzione italiana (riconosce le minoranze linguistiche).

Si osserva che in primo luogo non è competenza delle Regioni riconoscere le minoranze linguistiche nazionali, vere o presunte che siano; già questo inficerebbe la legge regionale.

Poi il titolo della legge dimostra il comportamento discriminatorio perché antepone assurdamente  il riconoscimento lis alla inclusione sociale delle persone sorde. A tale comportamento corrispondono due errori grossolani:

1)      ritenere e costringere per legge le persone sorde come appartenenti ad una comunità, ad una minoranza linguistica e culturale, indipendentemente dalla propria volontà e percorso di vita, dalla propria padronanza e competenza della lingua verbale italiana, dall’essere nel pieno della cittadinanza attiva italiana. Eppure le persone sorde che non usano, non conoscono e non hanno alcun interesse verso il linguaggio dei segni sono sotto gli occhi di tutti. Ancor di più oggi con le moderne tecniche abilitative logopediche e le tecnologie avanzate per il notevole recupero della capacità percettiva uditiva,  sia in campo protesico, con apparecchi acustici digitali di potenza, che attraverso impianti cocleari negli effettivi casi di bisogno.

2)      Ritenere che la lis, senza nulla togliere alla sua importante funzione in alcuni casi, fosse una lingua a tutti gli effetti, come una qualsivoglia lingua verbale, senza considerare che non dispone di forma scritta e orale e quindi è priva di quella potenza e onnipresenza propria della lingua italiana e delle altre lingue verbali di cui oggi tutte le persone sorde si dovrebbero appropriare, avendone la garanzia di legge.

E’ evidente che le poche persone sorde che per comunicare utilizzano esclusivamente il linguaggio dei segni ritengano, per esse stesse, questo strumento comunicativo alla stregua di una vera lingua a tutti gli effetti. E’ umanamente comprensibile. Ma non è possibile accettare questo per principio e tanto meno per legge verso tutte le altre persone sorde; specialmente oggi non si può immaginare la comunità sorda piuttosto che l’autonomia e  l’indipendenza personale di ciascuno.

Per le persone che utilizzano esclusivamente il linguaggio dei segni si potrebbe fare anche di più, ma senza dover passare attraverso una siffatta legge, così carica di oneri finanziari sottaciuti inizialmente e che nel lungo termine risulterebbero inutili verso la generalità delle persone sorde e a grave carico della spesa collettiva. Risulterebbe illusoria anche per i professionisti della lis che dopo avere molto investito nella specializzazione e nei corsi per lo studio della lis rischierebbero la disoccupazione.

Conseguentemente riesce perfino difficile immaginare un regolamento attuativo della legge, così come previsto, capace di restituire un senso all’entrata in vigore ed all’applicazione di questa legge.

 

Come se non bastasse, forse in virtù di una logica risarcitoria verso tanta discriminazione, prima della votazione finale è stato approvato all’unanimità un ordine del giorno, presentato dalla presidente della Commissione Sanità, Carla Spagnuolo, che così recita: “Il Consiglio regionale impegna la Giunta regionale a voler attuare tutte le procedure operative e a voler disporre i necessari finanziamenti per raggiungere l’obiettivo delle abolizione delle liste di attesa per gli interventi di impianto cocleare, e ripartire, proporzionalmente alle necessità, gli stanziamenti previsti alla proposta di legge n. 86, al fine di consentire la totale integrazione scolastica e sociale ai portatori di impianti cocleari e protesi acustiche impiantabili”.

Sembra incredibile, ma in un colpo solo sono spariti i tanti alunni sordi di grado grave e profondo che utilizzano gli apparecchi acustici, sia quelli analogici che quelli digitali di potenza.

È probabile che i signori Consiglieri non siano a conoscenza del fatto che le famiglie di questi alunni siano costrette ad acquistare di tasca propria questi apparecchi acustici digitali, gli unico oggi prodotti, stante che il nomenclatore tariffario è datato all’anno 1999.

Forse la Regione Piemonte ha deciso di non doversi occupare più di queste persone che pure hanno una grave disabilità o più semplicemente si dimostra che i consiglieri che hanno votato questa legge conoscono molto poco la realtà degli alunni e delle persone sorde. Possiamo suggerire loro, per migliorare la propria conoscenza e sensibilità, semplicemente di consultare con più frequenza la FIADDA ed i suoi responsabili associativi nazionali e territoriali, troverebbero molte risposte. Ma tanto Carossa, e i suoi amici consiglieri, fanno i riottosi e non badano a spese.

 

Antonio Cotura

Presidente Nazionale 

 

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Il Consiglio Regionale approva legge sulla LIS. Fiadda: "Un pateracchio disastroso" pubblicato su www.superando.it


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